Dopo una lunga e complessa fase amministrativa, si è finalmente sbloccato il credito d’imposta per le imprese che investono nella Zona Economica Speciale (ZES) unica del Mezzogiorno
Il credito d’imposta ZES per le imprese, introdotto con il decreto Sud dello scorso settembre, prevede un finanziamento di 1,8 miliardi di euro.
Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, ha firmato il decreto attuativo, adottato dal Ministero per gli Affari Europei. Le imprese interessate potranno comunicare all’Agenzia delle Entrate l’ammontare delle spese ammissibili sostenute dal 1° gennaio 2024 e quelle previste fino al 15 novembre dello stesso anno.
Questa comunicazione sarà possibile dal 12 giugno al 12 luglio, e un provvedimento successivo definirà il modello di comunicazione da utilizzare.
ZES: beneficiari ed entità dell’incentivo
Il decreto risolve una situazione di incertezza che aveva portato molte imprese a sospendere o rinunciare agli investimenti. Tuttavia, l’intera strategia del governo sulla ZES unica rimane incompleta in assenza dell’atteso Piano Strategico.
Il credito d’imposta è destinato a tutte le imprese, indipendentemente dalla forma giuridica e dal regime contabile, sia già operative sia di nuova costituzione nella ZES unica. Gli investimenti ammissibili vanno dai 200.000 euro ai 100 milioni di euro e comprendono l’acquisto o il leasing di macchinari, impianti e attrezzature per nuove strutture.
È ammesso anche l’acquisto di terreni e l’acquisizione, realizzazione o ampliamento di immobili strumentali entro il 50% del valore complessivo dell’investimento. Sono esclusi i beni destinati alla vendita, trasformati o assemblati per la vendita finale, e i materiali di consumo.
Le aree geografiche incluse comprendono le regioni Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna, Sicilia e le zone dell’Abruzzo indicate dalla Carta degli aiuti a finalità regionale 2022-2027.
Dettagli del credito d’imposta
Il credito d’imposta varia in base alla regione, alla dimensione dell’impresa e all’entità dell’investimento. In particolare, il beneficio è pari al 40% degli investimenti nelle regioni Calabria, Campania e Puglia; al 30% in Basilicata, Molise e Sardegna; e al 15% in Abruzzo.
Un incentivo speciale del 50% è previsto per Taranto in Puglia e il Sulcis in Sardegna, aree coinvolte nel programma Just Transition Fund finanziato dall’UE.
Per investimenti inferiori ai 50 milioni, i massimali sono aumentati di 10 punti percentuali per le medie imprese e di 20 punti percentuali per le piccole imprese, raggiungendo un massimo del 70% per una piccola impresa che investe meno di 50 milioni a Taranto o nel Sulcis.
Per progetti superiori a 50 milioni, l’incentivo è calcolato secondo la metodologia dell’“importo di aiuto corretto” del regolamento UE 651/2014. Il decreto prevede un rigido meccanismo di controllo per garantire il rispetto del tetto di 1,8 miliardi di euro. Se le richieste superano questo limite, il credito d’imposta sarà proporzionalmente ridotto tra i beneficiari.
Cumulabilità e vincoli
Il credito d’imposta ZES non è cumulabile con il programma Transizione 5.0, ma può essere combinato con altri incentivi non considerati aiuti di Stato, con aiuti de minimis e con altri aiuti di Stato per gli stessi costi, purché non si superi l’intensità di aiuto massima consentita dalle regole UE.
Se i macchinari acquistati non entrano in funzione entro due anni, il bonus verrà ridotto escludendo tali costi. Lo stesso vale se, nei primi cinque anni, i beni sono dismessi, ceduti, destinati ad usi estranei all’impresa o a strutture produttive diverse. È inoltre obbligatorio mantenere l’attività nella ZES per almeno cinque anni dall’investimento, pena la decadenza dei benefici.
Tra gli obblighi per le imprese, oltre alla comunicazione preventiva, è prevista una certificazione obbligatoria rilasciata da un revisore dei conti o da una società abilitata, attestante l’effettivo sostenimento delle spese.
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