Regole più rigorose per i crediti d’imposta
Nel nuovo decreto-legge denominato Superbonus, che contiene misure urgenti in materia di agevolazioni fiscali e altre misure urgenti in materia fiscale anche in relazione a eventi eccezionali, nonché in materia di amministrazione finanziaria, il Governo stabilisce nuove regole di monitoraggio riguardo ai crediti d’imposta legati al piano transizione 4.0.
Quello che fino ad oggi sembrava essere uno degli strumenti fiscali migliori forniti dal governo, grazie alle sue semplificazioni nell’uso, sembra invece conformarsi alle rigidità burocratiche che la maggior parte degli strumenti fiscali e degli incentivi possiede.
Implicazioni delle misure
Sebbene l’obiettivo principale di queste misure sembri concentrarsi sul Superbonus, con l’eliminazione di tutti i casi residui di cessione del credito con sconto in fattura, altri tipi di crediti d’imposta subiscono le conseguenze di questo stringimento, come quelli legati al piano Transizione 4.0, ancora in vigore fino al 2025, quelli per le attività di ricerca, sviluppo e innovazione, e l’ACE, per cui al momento rimane possibile solo la cessione del credito.
Comunicazione ex ante e sanzione per la perdita del beneficio
L’articolo 6 del decreto-legge introduce di fatto la comunicazione ex ante per il credito d’imposta Transizione 4.0, che rappresenta una delle innovazioni più rilevanti. Questa disposizione mira ad ottenere maggiori informazioni riguardo all’attuazione degli interventi agevolabili al fine di garantire una conoscenza più precisa e tempestiva delle implicazioni economiche e finanziarie connesse ai vantaggi fiscali previsti dal decreto.
Fino ad oggi, l’accesso al credito d’imposta previsto dal piano Transizione 4.0 avveniva in modo completamente automatico, attraverso la verifica dei requisiti normativi da parte del beneficiario e la successiva compensazione del credito d’imposta tramite il modello F24, in tre tranche annuali. La normativa non prevedeva nessuna sanzione per la mancata presentazione della comunicazione annuale “ex post”.
Con la nuova normativa, il legislatore introduce invece una nuova obbligazione a carico delle aziende che intendono beneficiare dell’incentivo: prima di poter accedere al credito, le aziende devono comunicare preventivamente gli importi relativi, sotto pena di perdere il beneficio.
In caso di omissione, il regime sanzionatorio è diviso in due e prevede regole differenziate in relazione allo stato dell’investimento:
Per gli investimenti già in corso, la sanzione amministrativa per omessa comunicazione ammonta fino a 10.000 euro.
Per gli investimenti da effettuare, la mancata invio dei dati comporta la perdita del diritto a beneficiare dell’agevolazione fiscale.
In particolare, le aziende sono tenute a comunicare anticipatamente, tramite mezzi telematici:
- L’importo totale degli investimenti.
- La presunta distribuzione del credito negli anni e le modalità di utilizzo, a partire dalla data di entrata in vigore del decreto-legge.
Modifiche anche alla comunicazione ex post
Anche la comunicazione ex post subisce modifiche: essa servirà come aggiornamento definitivo della comunicazione ex ante e diventerà una condizione necessaria per poter beneficiare del credito. I dettagli riguardanti tempi e modalità delle nuove comunicazioni saranno specificati attraverso un decreto direttoriale.
La disciplina sulla comunicazione ex ante si applica dalla data di entrata in vigore del decreto-legge, mentre quella riguardante la comunicazione ex post si estende in modo retroattivo agli investimenti effettuati nel 2024. Per gli investimenti già in corso nel 2023, diventa obbligatoria la comunicazione ex post per poter beneficiare del credito.
Se da un lato queste misure mirano a una maggiore trasparenza e controllo sull’accesso ai crediti d’imposta, dall’altro potrebbero comportare un ulteriore onere burocratico per le aziende, rallentando i processi e limitando la flessibilità nell’utilizzo degli incentivi.