Scelta tra credito d’imposta per la Zes Unica e credito d’imposta Transizione 5.0: quale conviene di più alle imprese?
Le incognite e i fattori di valutazione per le imprese nella scelta tra Zes Unica e Transizione 5.0
La Transizione 5.0 non è l’unica opzione a disposizione delle imprese che vogliono usufruire di crediti d’imposta: il vecchio credito di imposta per beni 4.0 o la ZES Unica potrebbero risultare più interessanti.
In particolare, al Sud, la scelta di concentrarsi sugli incentivi per la Zes Unica, che sono cumulabili con il 4.0, potrebbe non essere la scelta vincente.
Prima ancora che vengano pubblicati i decreti attuativi (il decreto per la Zes Unica era previsto entro il 30 dicembre 2023, mentre quello per la Transizione 5.0 entro il 2 aprile), le imprese possono iniziare a valutare i rispettivi vantaggi e svantaggi delle due misure.
Limiti di spesa e costi di gestione delle due misure
Una delle differenze principali tra i crediti d’imposta 4.0 e 5.0 riguarda i limiti di spesa. La Zes Unica non ammette spese al di sotto dei 200.000 euro, il che significa che le imprese del Sud devono optare per la Transizione 5.0 per questa tipologia di progetti.
Tuttavia, la differenza nei costi di gestione può far pendere la scelta verso l’incentivo Zes cumulato con il 4.0. Ad esempio, i progetti ammissibili alla Zes Unica nella fascia da 200.000 a 300.000 euro consentono all’imprenditore di autocertificare le spese, risparmiando anche sui costi di perizia.
Agevolazioni offerte dalla Transizione 5.0 in base alle riduzioni dei consumi
La certificazione energetica, che attesta la riduzione dei consumi, è gratuita per tutte le PMI. Inizialmente, è necessario sostenere delle spese, ma queste verranno poi rimborsate al 100% sotto forma di credito d’imposta, fino a un massimo di 10.000 euro.
Se l’impresa non riesce a utilizzare completamente il credito d’imposta entro il 31 dicembre 2025, l’incentivo verrà spalmato su un periodo di cinque anni. Anche i costi di certificazione contabile delle spese sostenute possono essere rimborsati fino a un massimo di 5.000 euro, ma solo per le imprese che non sono obbligate alla revisione legale dei conti.
Guardando alla percentuale di agevolazione, la Transizione 5.0 offre un contributo più elevato fino a una spesa di 2,5 milioni di euro.
Considerando che anche la fascia più bassa di agevolazione consente di ottenere il 35%, per progetti di importo superiore a questa soglia, le imprese che ottengono una riduzione dei consumi del solo 5% sui processi o del solo 3% sull’unità produttiva potrebbero trovare più conveniente suddividere gli investimenti tra il 4.0 e il 5.0. Infatti, il credito d’imposta concesso dal 4.0 è del 20%, anziché del 15% della Transizione 5.0.
Per le imprese che rientrano nella fascia di riduzione dei consumi che supera il 10% in caso di riduzione dei processi e il 6% in caso di riduzione dei consumi in unità produttiva, la situazione è neutrale. In questo caso, entrambe le agevolazioni prevedono un contributo del 20%.
Diventa interessante la Transizione 5.0 per importi di investimento compresi tra 5 e 10 milioni di euro, poiché la percentuale di agevolazione rimane del 20%.
Utilizzo del fotovoltaico nelle due opzioni di credito d’imposta
Per quanto riguarda l’utilizzo del fotovoltaico, la Zes Unica è ancora un’incognita. Se gli impianti fotovoltaici dovessero essere inclusi tra le spese ammissibili, come interpretato aspettando i decreti attuativi, sarebbe necessario che l’investimento impatti sulla capacità produttiva dell’impresa.
Attualmente, nella legge 219/23, sono agevolabili solo i progetti di investimento iniziale definiti all’articolo 2, punti 49, 50 e 51, del Regolamento Ue 651/2014, che riguardano l’acquisto di nuovi macchinari, impianti e attrezzature, anche tramite contratti di leasing. Non è ancora chiaro se gli impianti fotovoltaici rientrino in questa categoria.
D’altra parte, la Transizione 5.0 esplicitamente prevede l’ammissibilità degli investimenti in nuovi beni materiali strumentali all’esercizio d’impresa, finalizzati all’autoproduzione di energia da fonti rinnovabili per l’autoconsumo. In questo caso, l’utilizzo del fotovoltaico è già contemplato.
Incognite e fattori di valutazione per le imprese nella scelta tra Zes Unica e Transizione 5.0
Un’incognita per la Zes Unica è rappresentata anche dal piano strategico, che ha una durata triennale e definisce la politica di sviluppo della Zes Unica. Se il piano strategico non sarà pubblicato prima del decreto attuativo della Transizione 5.0, le imprese del Mezzogiorno potrebbero orientarsi verso quest’ultima opzione, che a quel punto avrebbe contenuti più certi.
In conclusione, le imprese devono valutare attentamente i pro e i contro delle diverse misure di incentivazione per scegliere quella più vantaggiosa per i loro progetti. La scelta tra il credito d’imposta per la Zes Unica, il credito d’imposta Transizione 5.0 e il credito d’imposta per beni 4.0 dipende dai limiti di spesa, dalle percentuali di agevolazione e dagli specifici progetti delle imprese.